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La storia dietro l’Iliade – viaggio tra le rovine di Troia

Tempo di lettura: 6 minuti

Di una cosa sono stata sicura non appena ho comprato il biglietto aereo per una mini vacanza a Istanbul: dei tre giorni pieni che avevo da passare lì, uno lo volevo dedicare a Troia.

Dopodiché, ho scoperto che lo stretto dei Dardanelli (dove sorgeva Troia) e quello del Bosforo (dove si trova Istanbul) sono sì entrambi strategici per accedere al Mar Nero, ma non proprio vicinissimi. Istanbul-Troia sono 5 ore abbondanti di pullman, più altrettante per il ritorno.

Ciò nonostante, ci sono agenzie che offrono tour in giornata, con partenza alle 6.30 e rientro alle 23. Tempo di trovarne una che costava un po’ meno delle altre, controllare un paio di recensioni, e ho prenotato.

E ne è valsa la pena perché, anche se la visita in sé è stata un po’ affrettata, la guida ne sapeva parecchio e sono tornata con un bel po’ di cose da raccontare.

map
Immagine satellitare dell’ingresso del Mar Nero. In giallo il punto dove si trovava Troia

Cos’è Troia oggi

Sostanzialmente, delle pietre in mezzo al nulla. Dove per “nulla” si intende una bellissima natura mediterranea (soprattutto a maggio). Però, non è neanche vicino al mare, né a qualche fiume.

“Ma come?!” direte voi “Da come la descriveva Omero era praticamente sul mare, e poi c’era lo Scamandro lì accanto!”

Sì, ma Omero è vissuto intorno all’800 a.C. E i fatti che ha raccontato erano ancora precedenti. Secondo gli studiosi, la guerra di Troia potrebbe essere avvenuta intorno al 1250 a.C. In 3000 anni, la geografia cambia. Il mare si è ritirato un po’, il corso del fiume è cambiato.

In effetti, il “nulla” in mezzo a cui si trova Troia oggi è pure migliore del “nulla” di qualche secolo fa. Dove oggi c’è una pianura bonificata, allora c’era una zona acquitrinosa dove prendersi la malaria era un attimo. E questo è probabilmente uno dei motivi per cui la città era stata del tutto abbandonata.

paesaggio

Come è stata ritrovata

Forse vi è già capitato di sentire il nome di Schliemann.

Heinrich Schliemann non era un archeologo. Solo un tizio che aveva fatto tanti soldi e a cui, quando era bambino, il padre aveva trasmesso un grande amore per i poemi omerici. Nel 1871, all’età di 49 anni, Schliemann ottiene dal governo turco il permesso di eseguire degli scavi sulla collina di Hissarlik, sicuro che era lì che si trovava l’antica Troia.

E sotto la collina di Hissarlik, Schliemann cominciò effettivamente a trovare cose. I resti di una città. Anzi, di più città stratificate una sull’altra.

Oggi si parla di ben nove Troia distinte. La classificazione riguarda in parte le diverse cerchie murarie, ma soprattutto i numerosi artefatti ritrovati nella zona degli scavi.

Troia I era un villaggio di pescatori vissuti nel 3000 a.C. Troia VI e VII, identificata con il periodo omerico, la città di grande splendore del 13° secolo a.C. Infine, Troia IX è quella di epoca ellenistica e romana, dove Alessandro Magno si fermò prima di partire alla conquista dell’Asia e fece costruire un tempio alla dea Atena.

Si narra che, un giorno durante gli scavi, Schliemann vide un luccichio provenire dall’interno delle mura. Diede allora ai lavoratori un giorno di vacanza e, solo insieme alla moglie, portò alla luce gioielli preziosi che erano stati nascosti. Il tesoro di Priamo,questa fu la prima cosa che pensò, anche se poi ci si rese conto che i gioielli appartenevano a Troia II, mille anni prima del periodo omerico. In seguito, li portò di nascosto via dalla Turchia.

Per dare loro un posto dignitoso in un museo, lontano dalle autorità turche corrotte, diceva lui. Perché era uno stronzo cacciatore di tesori, dicono i turchi.

Fatto sta che quei manufatti sono ancora oggetto di contesa internazionale.

Cos’era Troia all’epoca

Perché proprio Hissarlik? Come faceva Schliemann a sapere che proprio lì avrebbe trovato qualcosa? E come facciamo noi a sapere che la città trovata è proprio quella di cui si parla nell’Iliade?

Perché i riferimenti combaciano. L’entrata dei Dardanelli (all’epoca Ellesponto), le isole nelle vicinanze, il fiume. E poi, il vento.

Già, perché Omero fa più volte riferimento a “Troia ventosa”. E per gli antichi abitanti di Troia il vento non era una seccatura che faceva sbattere le finestre e rompeva gli ombrelli. Era una grazia divina che permetteva alla città di prosperare.

All’epoca, le navi non erano in grado di navigare controvento. E all’entrata dell’Ellesponto, sulla via per il Mar Nero, spesso il vento del nord soffiava ininterrottamente per settimane. Le navi dovevano per forza fermarsi ad aspettare che calasse. E il porto di Troia era proprio lì, a ospitarle. E quando stai fermo per un paio di settimane in un porto, è inevitabile spendere un po’ di soldini.

Dardanelli
Lo stretto dei Dardanelli

Achille è vissuto davvero?

Questo non lo sapremo mai. Nel caso, è altamente improbabile che avesse la mamma che usciva dal mare a consolarlo nei momenti di difficoltà. Ma la guerra di Troia in sé, beh, su quella qualche supposizione possiamo farla.

Guardando i ritrovamenti relativi a diverse epoche storiche, una cosa è chiara: dal 3000 a.C., epoca dei primi insediamenti, andando avanti per quasi 2000 anni, Troia si sviluppa e diventa sempre più ricca. A un certo punto, però, succede qualcosa: compaiono torri lungo la cinta muraria; le abitazioni all’esterno vengono abbandonate e la gente si affolla la zona interna. Oltre a oggetti di uso comune, in città sembrano abbandonare le armi. Una ragazza viene sepolta in modo frettoloso, come avviene in tempo di guerra.

Insomma, non sappiamo se siano stati gli Achei guidati da Agamennone, ma qualcuno qualche rogna ai troiani sembra averla data. E la datazione (1250 a.C. circa) è abbastanza in linea con quella indicata da autori greci come Erodoto ed Eratostene.

fortificazione
Resti di una torre lungo la cinta muraria; si può notare come le pietre siano diverse e non incastrate in quelle delle mura principali, segno di un’aggiunta successiva

Cavalli e terremoti

Oggi, all’entrata del sito archeologico, c’è un enorme cavallo in legno, costruito negli anni Sessanta a beneficio dei turisti. Puoi entrarci dentro tramite comode scalette, affacciarti da una delle finestrelle e farti fare una foto mentre ti fingi un soldato acheo.

In verità, i dubbi sulla storicità del cavallo sono parecchi.

Ultimamente, un’ipotesi dell’archeologo navale Francesco Tiboni suggerisce che lo stesso Omero non abbia mai parlato di cavalli di legno, ma di un particolare tipo di nave (idea già più ragionevole e pratica da costruire), nei secoli caduto vittima di errori di traduzione.

Un’ipotesi diversa è quella che invece parte dall’osservazione delle mura: in un periodo simile a quello dell’assedio, Troia sembra essere stata vittima anche di un terremoto di una certa portata.

Se questo fosse accaduto proprio mentre gli achei erano accampati lì fuori, potrebbe aver creato una breccia nelle mura e girato le sorti della guerra a favore degli assedianti. In quest’ottica, il cavallo di legno sarebbe quindi semplicemente un omaggio al dio Poseidone, ritenuto responsabile dell’evento naturale e quindi persona da ringraziare.

cavallo di troia

Il declino

La Troia omerica fu distrutta, ma visto quant’era buona la posizione geografica, qualcuno poi la ricostruì. Sotto la collina di Hissarlik, sono stati trovati molti resti anche di epoca ellenistica e romana.

Con il passare dei secoli, però, la posizione cominciò a essere sempre meno eccezionale. Man mano che le tecniche di navigazione si evolvevano, fermarsi all’entrata dell’Ellesponto in attesa che il vento cambiasse era sempre meno necessario.

Sappiamo da alcune fonti che, in epoca bizantina, Troia ancora esisteva ed era una piccola sede vescovile. Una cittadina di cui a nessuno importava un granché, dove un tempo era sorta una delle città più ricche e potenti della sua epoca. Senza che nessuno ci facesse caso, a un certo punto nella storia la città scomparve e la gente cominciò a pensare che quelle narrate da Omero fossero leggende senza alcun fondamento storico.

Fino a quando un grande appassionato di letteratura antica, o forse solo un cacciatore di tesori, non si impuntò nel voler riportare quella leggenda alla luce.

2 Comment

    1. Un teoria, avevano dalla loro anche la figlia del re che prevedeva il futuro. Ma tanto non le davano retta…

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