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Il Sacro Piatto Fondo – Origine del mito del Graal

Tempo di lettura: 3 minuti

Già che è Pasqua, parliamo di una cosa più o meno in tema: il sacro Graal.

La storia la conosciamo: alla morte di Gesù, Giuseppe di Arimatea raccolse un po’ del suo sangue nel calice usato durante l’Ultima Cena; seguono varie storie di templari, poteri magici e Indiana Jones.

Quello che in genere non si sa è invece un piccolo dettaglio: nella prima fonte in cui si trova menzione del Graal, questo non ha nessun legame con il sangue di Cristo.

graal

Perceval o il racconto del Graal

Il testo di cui stiamo parlando è Perceval, ou la conte du Graal, scritto da Chrétien de Troyes in un qualche momento tra il 1175 e il 1190. L’autore lasciò l’opera incompiuta; in seguito, diversi autori inventeranno continuazioni, ma cosa avesse in mente il buon Chrétien non lo sapremmo mai.

Parliamo però di ciò che sappiamo: protagonista della vicenda è un ragazzo di nome Perceval. O meglio, un ragazzo inizialmente senza nome, ma visto che la cosa era scomoda a un certo punto viene deciso che si chiama Perceval.

Perceval ha vissuto fino all’età di quindici anni completamente tagliato fuori dal mondo, solo insieme alla madre vedova. A un certo punto incontra dei cavalieri, decide che vuole diventare uno di loro, va alla corte di Re Artù, comincia una serie di avventure.

Il Graal entra in scena mentre si trova al castello del Re Pescatore, un sovrano le cui terre sono diventate sterili da quando lui ha ricevuto una ferita in mezzo alle gambe durante una battaglia. Perceval si ferma lì per la notte e durante la cena assiste a una strana processione, con oggetti che vengono portati da una stanza all’altra. Tra questi un graal (ci torniamo tra un attimo) e una lancia insanguinata. Perceval sarebbe curioso di fare domande al riguardo, ma visto che sua mamma gli ha detto che è sempre meglio stare zitto che rischiare di fare domande indiscrete non chiede niente.

In seguito, si verrà a sapere che fare domande sarebbe invece stato il primo passo per spezzare la maledizione sulle terre del Re Pescatore. In che modo e quali fossero le risposte non lo sapremo mai, causa morte dell’autore.
(Messaggio per le mamme in ascolto: insegnate sempre ai vostri figli a essere curiosi).

E quindi, cos’è questo Graal?

La prima osservazione è sull’uso dell’articolo: Chrétien parla di un graal, termine che sembra derivare dal latino cratalis e indicare un qualche tipo di recipiente fondo (qui un articolo che fa qualche disquisizione interessante su etimologia e termini simili in uso ancora oggi). Il Graal potrebbe quindi sì essere un calice, ma anche (per non dire più probabilmente) una coppa, una scodella, una roba tipo insalatiera.

È vero che la processione descritta sembra avere un qualcosa di mistico, un’atmosfera di sacralità, ed è vero che la lancia che sanguina potrebbe essere quella di Longinio (i.e. quella con cui fu trafitto Gesù) e il graal, appunto, il calice dell’ultima cena. Ma questa è solo un’ipotesi.

Un’altra interpretazione si rifà invece alla simbologia celtica (e non solo) della coppa dell’abbondanza. Se c’è qualcosa di evidente in tutto l’episodio del Re Pescatore è il legame simbolico tra sterilità del re (ferita in mezzo alle gambe) e sterilità della terra. La lancia potrebbe essere banalmente collegata alla ferita del re, la coppa un oggetto magico con connotazioni pagane.

La cosa più verosimile è probabilmente a metà tra le due ipotesi. Ovvero, che l’interpretazione nella mente di Chrétien fosse di stampo cristiano, ma la fonte d’ispirazione della sua opera (e quindi, di tutto quello che è venuto dopo riguardo al Graal) pagano/celtica.

calderone

 

2 Comment

    1. Tra ragazzini che non fanno domande e autori che muoiono, mi sa che c’è ancora un pezzetto di Galles arido e sterile che sta lì ad aspettare…

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