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Eretismo mercuriale nell’Inghilterra dell’Ottocento – Quando i cappellai erano matti

Tempo di lettura: 3 minuti

Avete presente il Cappellaio matto di Alice nel Paese delle Meraviglie? Magari nella versione del film di Tim Burton?

Beh, è una rappresentazione più fedele di quanto si pensi di com’erano i cappellai al tempo di Lewis Carroll.

No, non nel senso che somigliavano tutti a Johnny Depp. Più per il colorito tendente all’arancione.

Ma andiamo con ordine.

cappellaio matto

Cappelli di qualità

Tutto cominciò per colpa dei castori canadesi. Con i loro peli si otteneva un feltro morbidissimo, il massimo del confort per farci un cappello all’ultima moda. La domanda era alta, l’offerta limitata e far arrivare roba dal Canada un po’ più complicato di adesso. Insomma, la gente cominciò a cercare metodi alternativi per ottenere feltro altrettanto morbido.

L’animale più comodo da usare era il coniglio, ma i suoi peli producevano un feltro molto più rigido e bruttino di quelli dei castori. Bisognava inventarsi qualcosa a livello di lavorazione.

Secondo la leggenda, il proprietario di una certa fabbrica francese era giunto alla conclusione che si ottenevano discreti risultati trattando il feltro con l’urina degli operai. In seguito, si accorse che il feltro così lavorato da un particolare operaio era di qualità nettamente superiore a quello degli altri.

Non sappiamo se l’uomo dalla pipì magica vinse qualche premio di produttività, ma di certo i suoi superiori cercarono di capire cosa c’era sotto. E venne fuori che il tizio in questione si stava sottoponendo a una cura per la sifilide a base di mercurio (perché sì: all’epoca, se ti eri preso la sifilide, dovevi ingerire mercurio. Erano convinti facesse bene). Il capo dell’uomo dalla pipì magica fece il collegamento e da lì a poco si iniziò a lavorare il feltro con una soluzione di nitrato di mercurio.

In seguito, tale tecnica si diffuse anche in Inghilterra e nel resto d’Europa.

castoro

Il problema del mercurio

Il problema è che, come oggi sappiamo bene, il mercurio è un filino tossico. Respirare quotidianamente vapori che lo contengono non è il massimo.

Risultato: i cappellai si beccavano un bel caso di eretismo mercuriale, disturbo causato dall’intossicazione da mercurio. Sintomi: si partiva con eccessiva timidezza, fobia sociale, insicurezza patologica, irratabilità e tremori, si arrivava a cambi di personalità, perdite di memoria, problemi di coordinazione.

Era cosa nota che i cappellai sviluppassero tali disturbi e morissero mediamente giovani. Ci vollero però diversi decenni prima che fossero prese misure per contrastare il fenomeno, che cominciò a sparire solo nei primi anni del ‘900.

“Mad as a hatter” e il cappellaio matto

Mad as hatter” (“matto come un cappellaio”) era una locuzione comunemente usata nell’Inghilterra dell’Ottocento. Tra le ipotesi sulla sua origine c’è, ovviamente, proprio l’avvelenamento da mercurio che colpiva i cappellai.

Tuttavia, altre teorie suggeriscono etimologie diverse (già wikipedia ne riporta un po’) e non c’è alcuna certezza.

Allo stesso modo, viene spontaneo pensare che il Cappellaio Matto di Carroll sia ispirato ai cappellai dell’epoca ma, di nuovo, la cosa è tutt’altro che evidente. Tanto più che, a ben guardare, il Cappellaio Matto dimostra una personalità piuttosto estroversa, tutto l’opposto delle vittime di intossicazione da mercurio.

Molto più quotata è invece l’ipotesi che a ispirare Carroll sia stata la figura di Theophilus Carter, commerciante di mobili e persona eccentrica. Ma il fatto che il personaggio sia passato dall’occuparsi di mobili ai cappelli potrebbe realmente derivare dal fatto che, all’epoca, i cappellai tendevano ad avere problemi di “pazzia”.

Theophilus Carter
Theophilus Carter

 

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