Spleen, Trash & Trivia

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Storie e miti simili in giro per il mondo: esempi e perché accade

Tempo di lettura: 6 minuti

Parliamo di storie folk. Che sono un po’ la stessa cosa delle fiabe, ma se dici “fiabe” sembra roba per bambini.

O per dare una definizione ancora più generale e seriosa: tradizione orale. Quell’insieme di miti, leggende, storie e quant’altro che oggi troviamo raccolte in libri, ma che gli autori di quei libri hanno, appunto, raccolto e non scritto di loro pugno. Quelle cose di cui l’autore vero non si sa e forse non c’è mai stato. Che si sono trasmesse da una generazione all’altra attraverso qualcuno che le raccontava. Un calderone di roba dove ci sono tanto le fiabe per bambini con gli animali che parlano quanto i miti sulla creazione del mondo.

È un argomento che mi affascina molto sotto un sacco di punti di vista. Potrei parlarne per ore e ore. Ma ve lo evito, e mi limito a parlare di un aspetto specifico: le somiglianze incredibili tra miti, fiabe e storie folk di diverse parti del mondo.

Gli esempi più conosciuti: i miti

Un esempio che probabilmente tutti conoscono è quello del diluvio universale. C’è nella Bibbia, ma c’è anche nel mito greco di Deucalione e Pirra. E, a ben guardare, c’è una storia simile nella babilonese epopea di Gilgamesh e ce ne sono altre in miti aztechi e maya. Parlano inoltre di punizioni divine tramite inondazioni (anche se non sempre di dimensioni “universali”) moltissimi altri miti in diverse parti del mondo.

Il caso è così clamoroso che esistono diverse teorie su un possibile cataclisma reale (in molti casi, legato alla fine dell’ultima glaciazione e il conseguente scioglimento di ghiacciai) alla base di queste leggende.

Ricordiamo però anche che molte civiltà antiche (come quelle della Mesopotamia o della Cina) si sono sviluppate lungo grandi corsi d’acqua. È verosimile che a un certo punto della loro storia abbiano affrontato una grande alluvione, con conseguente esondazione e danni catastrofici. È anche ragionevole che con il tempo le storie su tali eventi siano state ingigantite.

Quanto al fatto che a sopravvivere siano stati gli uomini più giusti e buoni, beh, di certo i morti non hanno avuto la possibilità di replicare.

diluvio universale

In modo simile, non ci stupiamo se popoli molto lontani tra loro hanno tutti miti che parlano di regno dei morti, perché quello della morte è un problema che hanno un po’ tutti ed è naturale chiedersi cosa succeda dopo. Stesso discorso per i vari miti che parlano di esseri malvagi che rubano o cercano di divorare il sole: un modo abbastanza naturale per interpretare le eclissi senza conoscenze astronomiche.

Altro esempio di questo tipo è il modo in cui determinati animali vengono associati a una determinata simbologia. Per esempio, il rospo è un po’ ovunque associato ai concetti di magia e trasformazione (in senso positivo o negativo), probabilmente per via del suo peculiare ciclo vitale (da girino ad anfibio).

Una struttura comune: il viaggio dell’eroe

Se ragioniamo un po’ più in astratto, possiamo notare un altro tipo di somiglianze tra fiabe e miti di tutto il mondo.

Proviamo a fare il seguente giochino: pensate a una qualsiasi fiaba o mito a vostra scelta.

Fatto?

Bene, adesso guardate come vi indovino una serie di elementi.

  • La storia inizia con il protagonista che vive una vita tranquilla? Può essere felice o meno, ma vive comunque un’esistenza ripetitiva e anonima?
  • Un evento esterno arriva a spezzare questa quiete e porta il protagonista ad affrontare un’avventura, o comunque uscire dagli schemi della sua routine?
  • Qualcuno aiuta/guida il protagonista in questo viaggio?
  • Il protagonista deve affrontare una serie di prove?
  • Alla fine, il protagonista torna a una situazione di equilibrio e tranquillità, ma avendo guadagnato qualcosa e migliorato la sua posizione nel mondo?

Sono tutti elementi vaghi, e forse vi sarete addirittura detti “beh, per forza, se no che storia è?

Ecco. È questo il punto. Tutte le storie tradizionali sono fatte così. E anche moltissime di quelle moderne e contemporanee.

Questo schema (in realtà più complesso di così) è stato studiato ed evidenziato dall’esperto di mitologia Joseph Campbell (1904 – 1987) nella sua opera The hero with a thousand faces  e viene generalmente indicato come Viaggio dell’eroe (Hero’s journey).

Hero's journey
Uno schema delle tappe del viaggio dell’eroe

Campbell sottolinea come il mito e la fiaba nascano spesso per parlare a bambini e adolescenti del passaggio all’età adulta e siano in qualche modo legati al concetto di rito di iniziazione. In fondo, è questo che vuol dire crescere: essere costretti a staccarsi dal modello di vita dell’infanzia, cominciare ad affrontare il mondo, trovare un nuovo equilibro. Ed è così ovunque.

[Nel caso vi possa interessare: qui trovate un articolo che avevo scritto un annetto fa in tema viaggio dell’eroe calato nel contesto Star Wars]

Esempi di somiglianze meno generiche

A volte, però, capita che storie di luoghi diversi siano veramente simili in un modo che non si può ridurre a un discorso di temi universali.

Ho raccolto qui un esempio trovato di recente, a mio avviso molto eclatante. Una fiaba giapponese e una piemontese, incredibilmente simili nella trama, benché con un taglio e un messaggio lievemente diverso (meccanismo di ricompensa/punizione per azioni buone/cattive più esplicito in quella occidentale, più attenzione alle intenzioni che alle azioni e più fatalità in quella orientale).¹ La persona che mi ha raccontato la fiaba piemontese, quando le ho parlato della variante giapponese, mi ha inoltre detto di averne sentite diverse altre versioni, tra cui una dell’Isola di Capo Verde.

Un esempio molto famoso di questo tipo di somiglianze è quello di Cenerentola. A me è capitato di trovarne una variante in una raccolta di folk tales scozzesi, ma sono note versioni anche nell’Antico Egitto e in Cina (probabilmente quella da cui deriva il motivo dei piedi piccoli, simbolo di nobiltà nella tradizione cinese).

Cenerentola_Disney
Quella Disney è solo l’ultima di tantissime versioni

Altro esempio che mi è capitato di trovare in giro: nella Canzone dei Nibelunghi (poema tedesco del XIII secolo) si dice che l’eroe Sigfrido è stato reso invulnerabile da un bagno nel sangue di un drago che ha ucciso. C’è però un punto debole, su una spalla, che non è stato toccato dal sangue di drago per via di una foglia che vi era caduta sopra.

Vi ricorda qualcosa? Tipo, Achille e il suo tallone?

(Nota: nelle varianti norrene dello stesso mito, questo elemento non è presente. In compenso, vi si trova una versione arcaica della storia della Bella Addormentata).

Storie che viaggiano

La verità è che, anche se non con la velocità di adesso, le storie hanno sempre viaggiato. Piano piano, impiegando diverse generazione a raggiungere zone lontane e diffondersi, ma hanno viaggiato. Perché, tra le caratteristiche della natura umana c’è anche quella che quando veniamo a conoscenza di una bella storia vogliamo raccontarla ad altri e quando qualcuno ci racconta una bella storia siamo felici di ascoltare. E capita che le persone viaggino. Perché sono mercanti che compiono lunghi viaggi, o solo perché un qualche evento le ha portate a trasferirsi con la famiglia qualche centinaio di chilometri più in là.

Nulla di strano in tutto questo. Ma a questo punto vi chiederete: come è possibile che le storie siano rimaste tanto simili, dopo aver viaggiato per migliaia di chilometri,  trasmesse oralmente da una lunghissima catena di persone diverse?

Oggi siamo abituati che a trovare le storie sui libri, scritte, fissate, al sicuro. Ci sentiamo liberi di reinterpretarle quanto vogliamo. Magari beccheremo insulti tremendi da parte dei fan dell’originale, ma la fonte rimarrà comunque lì, disponibile a tutti, intaccata e immutabile.

Un tempo, invece, i libri non erano disponibili a tutti. Un po’ perché erano oggetti costosi ma, soprattutto, perché la maggior parte della gente non sapeva leggere. Le storie si tramandavano oralmente. E bisognava tramandarle bene, perché se no andavano perse. Per rendere omaggio a un’opera non dovevi rivisitarla arricchendola di elementi tuoi. Per renderle omaggio dovevi raccontarla esattamente com’era

Era una questione culturale. Magari parlare di sacralità delle storie è un po’ eccessivo, ma c’era di sicuro un’attenzione diversa da quella che possiamo avere noi oggi.

storytelling
Una storia che viene raccontata…

Per carità, alla lunga, dopo trapianti in contesti diversi, un po’ di elementi finivano per variare comunque. Ma la base, anche a distanza di secoli e migliaia di chilometri, rimaneva stabile e riconoscibile.

 

¹ Si ringrazia Laura Ballesio per avermi “regalato” la fiaba piemontese.

6 Comment

  1. Tremila parole e una sola svista. È uno sconcio, è!

    “Oggi siamo abituati che a trovare le storie sui libri, scritte, fissate, al sicuro”

    C’è un “che” di troppo.

    Poi vorrei segnalare che la feature “avvisami via mail” non funziona né per i nuovi post né per le risposte ai propri commenti – guarda che aiuta ad avere lettori fedeli e responsivi.

        1. Finisce nello spam! Grazie per la segnalazione, appena riesco vedo di sistemare le configurazione per evitare il problema

          1. Ah, nello spam non avevo guardato.

            Beh, non so se puoi fare qualcosa a parte mettere un avviso -possibilmente nei pressi di quelle caselle- che dica di verificare nello spam…

          2. Aspetta, io nello spam non trovo niente….ci finisce nel server “tuo” quella che staresti inviando??
            Poffarbacco!!

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