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Come sanno chi siamo? Origine della carta d’identità

Tempo di lettura: 4 minuti

L’ispirazione per questo articolo viene da un cimelio di famiglia, anzi da due: le carte d’identità di altrettanti bisnonni.

Emesse dal Comune di Morbegno, Regno d’Italia, portano la data del 10 Gennaio 1934. Per dare del contesto: nello stesso anno, Hitler sarebbe diventato Führer, l’Italia avrebbe vinto i suoi primi mondiali di calcio, Bonny e Clyde sarebbero stati uccisi dalla polizia americana e la Disney avrebbe fatto esordire il personaggio di Paperino.

E i miei bisnonni, quarantasette anni lui, trentacinque lei, andavano all’anagrafe a fare la carta d’identità.

coverFacciamo un passo indietro: il TULPS

Che la gente dovesse avere un documento di riconoscimento con caratteristiche simili a quelle che conosciamo noi oggi era stato deciso tre anni prima, con il regio decreto del 18 giugno 1931 che approvava il TULPS.

E cos’è il TULPS? Dal nome, si direbbe un’esclamazione antiquata tipo poffarbacco (“Tulps! Ho dimenticato di disdire Amazon Prime dopo il mese gratuito di prova!”). Invece no, è l’acronimo di Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. 

Il testo, ancora in vigore seppur con qualche rimaneggiamento, disciplina materie quali gestione della pubblica sicurezza e dell’ordine pubblico, porto d’armi, investigazione privata. All’epoca, molti di questi argomenti venivano gestiti in modo un po’ random, secondo regolamenti precedenti all’Unità di Italia.

Dopo il 1931, la gente si ritrovò a dire frasi del tipo “Tulps! Pensavo che organizzare la manifestazione a Bologna anziché a Venezia fosse una furbata, e invece adesso le regole sono uguali dappertutto!“.

O, più probabilmente, “Tulps! Cosa sono quei manganelli? Certo, una manifestazione per festeggiare quanto è bravo il governo, si capisce“, perché comunque stiamo parlando del periodo fascista. La legge ci voleva, ma già che c’erano le diedero una certa impronta.

Tra le cose curiose riguardo al TULPS c’era il divieto di praticare il mestiere del ciarlatano, segno di come già all’epoca fossero sensibili sul tema fake news. (soprattutto quelle filorusse. Persino quando non erano fake). Sfortunatamente, la definizione di ciarlatano rimaneva molto vaga e molto discrezionale. Di sicuro per colpa di una dimenticanza.

Origine della carta d’identità

Tornando a noi, fu proprio il TULPS a stabilire che

La carta di identità costituisce mezzo di identificazione ai fini di polizia.

e a specificare che

Essa contiene la fotografia, a mezzo busto, senza cappello, del titolare; il numero progressivo, il timbro a secco, la firma, la indicazione delle generalità e dei connotati e i contrassegni salienti.

Cosa c’è in una carta d’identità d’epoca

Ho il sospetto che le fotografie dei miei bisnonni, seppur a mezzo busto e senza cappello, non fossero proprio recenti al momento dell’emissione dei documenti. Ma va beh, erano altri tempi, di foto te ne facevi una nella vita.

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Vi pare che questo signore possa avere quaratasette anni?

Veniamo però alle generalità, secondo me la parte più interessante. Dopo nome e cognome, nome dei genitori, stato civile, professione e residenza, c’è la sezione Connotati e tratti salienti , sette righe dove sospetto l’impiegato comunale potesse scrivere un po’ quel che gli pareva. Nel caso della bisnonna Rita, tali tratti erano:

Statura media  /  Capelli castani  /  Occhi castani  /  Colorito sano  /  Fronte regolare  /  Bocca giusta  /  Corporatura regolare.

Il che solleva interessanti domande del tipo: come sarebbe una bocca sbagliata? E “colorito sano” sulla carta d’identità vuol dire che se poi mi fermano un giorno che ho l’influenza mi fanno storie?

Per il bisnonno Dante abbiamo invece:

Statura 1.72 /  Fronte regolare  /  Capelli neri  /  Occhi castani  /  Naso retto  /  Colorito bruno  /  Corporatura giusta

Cioè, avete idea di che soddisfazione doveva essere, avere “corporatura giusta” scritto sulla carta d’identità?

“Caro, ti vedo un po’ ingrassato, non è che stai mangiando troppo?”

“Tulps! Ma che dici? La mia corporatura è giusta, è certificato sulla carta d’identità con tanto di firma del podestà!”

Ci si potrebbe poi chiedere com’è che è tutto “regolare”, “giusto”,”sano”? I miei bisnonni erano privi di difetti fisici, o l’impiegato comunale era un uomo diplomatico? In fondo, si trattava di una coppia benestante e, da quel che ho sentito raccontare in famiglia, la mia bisnonna non era esattamente Miss Buon Carattere.

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Notate lo sguardo “Se non scrivi che ho la corporatura giusta ti riempo di botte”

Come ultima nota, sospetto che “colorito bruno” fosse un velato modo per sottolineare il fatto che il bisnonno Dante, benché residente a Morbegno in provincia di Sondrio, avesse origini terrone. Per fortuna, aveva anche meno caratteraccio della consorte.

tratti salienti
Foto per dimostrare che non mi sono inventata niente

 

Tulps! Ma io voglio saperne di più sul TULPS!

Se proprio vi interessa, qui trovate il testo del TULPS (quello attuale, con un po’ di aggiunte e cancellazioni); in particolare, qui le disposizioni riguardanti la carta d’identità e qui quelle sui ciarlatani. È scritto in modo chiaro e sono riportati anche gli articoli abrogati, che possono essere interessanti/curiosi da leggere.

Questa è invece la relativa pagina di Wikipedia.


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3 Comment

    1. Sono una lanciatrice di occhiatacce, come mia madre prima di me, mio nonno prima di lei, la mia bisnonna prima di lui, e probabilmente si potrebbero risalire le generazioni fino ai tempi dei Celti

      1. “Sono una lanciatrice di occhiatacce, come mia madre prima di me, mio nonno prima di lei, la mia bisnonna”

        Anche io e Medusa, che ben siamo coetanei, confermiamo.

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