Spleen, Trash & Trivia

Spleen, perché fa intellettuale. Trash, perché "ma intellettuale dove?". Trivia, perché alla fine è un'accozzaglia di roba a caso.
Recensioni

Se non riusciamo a vedere le cose (recensione di Cecità di José Saramago)

Questa settimana non ho letture appena finite di cui parlare, quindi, andrò di recensione su qualcosa che ho letto un po’ di tempo fa, ma nemmeno troppo: Cecità di José Saramago.

Due parole sulla trama

Non si sa bene dove, quando né perché, ma a un certo punto la gente comincia a diventare cieca.

È una cecità che nessun medico riesce a capire. Chi ne è colpito vede tutto bianco, non nero come i ciechi tradizionali. E, soprattutto, sembra essere contagiosa, cosa mai sentita di nessun tipo di cecità.

Ben presto, le autorità decidono di isolare i malati in apposite strutture. Che sono apposite per modo di dire, perché tutto è stato organizzato alla meno peggio in gran fretta. E nonostante questo, non si riesce a contenere l’epidemia, che finisce per distruggere ogni struttura sociale man mano che diminuisce il numero di persone in grado di vedere.

cecità

Due parole sullo stile

I personaggi non hanno nomi. C’è “il primo cieco”, “il ladro”, “il medico”, “la moglie del medico”, “la ragazza dagli occhiali scuri”, ma questo è l’unico modo con cui vengono identificati.

E non ci sono nemmeno dialoghi. Cioè, ci sono, ma stilisticamente buttati lì in mezzo al resto della prosa, senza andare a capo, mettere virgolette o altro. Cosa che all’inizio dà un certo fastidio. Poi dopo un po’ ti abitui e non ci fai più caso. Anzi, in un certo qual senso ti sembra che la cosa renda la lettura più scorrevole, che ti permetta di immergerti meglio nella vicenda.

Due parole sul significato

Cecità è un romanzo con una forte valenza simbolica. Il “mondo di ciechi” che si viene a creare è in buona parte un mondo di degrado e di soprusi. Si può sporcare dove capita, tanto “nessuno vede” e poco importa della puzza che presto ammorberà tutto. E questo vale per lo sporco fisico, ma anche per quello morale.

La figura di riferimento per il gruppetto dei protagonisti diventa “la moglie del medico”, misteriosamente immune dall’epidemia di cecità. È la persona che aiuta gli altri perché è l’unica a vederci, ma è anche una sorta di garante morale, quella che impedisce che si perda il senso di solidarietà, che mette fine ai soprusi di un gruppo di “ciechi malvagi”.

Si crea quindi un legame tra il “vedere cose” in senso fisico ed essere sensibili alle sofferenze degli altri e alle ingiustizie. E, di conseguenza, un’ambiguità su quale sia la vera natura dell’epidemia.

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