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Recensioni

Recensione light semiseria: Jack Hurt la prima stagione

Tempo di lettura: 3 minuti

Allora. Io questa settimana mi già mi ero arresa all’idea di non scriverla, una recensione. Avevo pure schedulato un blandissimo post su Facebook a tema libri per far finta di rimediare.

E invece eccomi qui, di venerdì sera a dirmi “massì, scriviamo ‘ste due righe anche se avevo detto che lo facevo la prossima settimana“.

Due righe su cosa? Detto a chi?

Sì, scusate, avete ragione, comincio dall’inizio.

Come qualche settimana fa per Nonaroth, sto di nuovo facendo pubblicità a dei miei amici. Anche se stiamo parlando di una cosa molto più easy, una raccolta di racconti messa gratis su Amazon senza grosse pretese.

Sto parlando di “Jack Hurt – La prima stagione“. Che ovviamente nessuno di voi avrà mai sentito nominare, ma tranquilli, a posto così.

Perché sto scrivendo questa recensione

Perché mi è stato chiesto di farlo. E perché pare mi stiano per coinvolgere nella stesura di un secondo giro di racconti, quindi devo dimostrare di avere a cuore la causa.

A tirarmi dentro è stato Marco Redaelli, mio amico da un po’ di anni e a mio modesto parere ottimo scrittore (anche se ultimamente si sta lasciando andare con motivazioni brutte tipo “Il lavoro non mi lascia tempo per scrivere”). Di sicuro c’è stata di mezzo qualche birra, mi ha parlato di questi racconti che ha scritto tempo fa con un gruppo di amici su “un personaggio che non è Dylan Dog solo per il nome“, del fatto che stavano pensando a una seconda stagione e mi ha chiesto se potevo essere interessata a partecipare.

Come prima cosa, mi sono sforzata di non dare a vedere che io in realtà di Dylan Dog non ho mai letto niente e annuito fingendo cognizione di causa. Dopodiché, visto che in realtà l’idea di scrivere qualcosa di leggero, magari anche in compagnia (esperienza che ho fatto una volta e, a prescindere dal risultato letterario, è stata una figata) non mi dispiaceva, ho detto di sì.

Cioè, ho detto che prima mi sembrava doveroso leggere i racconti della prima stagione, ma in cuor mio avevo già deciso. Alla cieca e senza nemmeno fare domande fondamentali del tipo “ma nel gruppo di amici c’è anche qualcuno di carino e single?”

Dopodiché, ci ho messo una vita e mezza a leggere i racconti della prima stagione. Non perché non mi piacessero, solo pigrizia e il fatto che mi era stato detto che non c’era fretta. Comunque, alla fine ce l’ho fatta.

Jack Hurt

Chi è Jack Hurt

Jack Hurt è un detective-mago che si occupa di occulto. Ha un passato tormentato e in alcuni punti poco chiaro (ma se si fa questa seconda stagione, mi imporrò per esigere chiarimenti su tutti i punti che non ho capito bene). Ha una mano fantasma, qualche problema di alcolismo, è una brava persona.

La prima stagione si chiama “stagione” perché è pensata per essere un po’ come le serie tv degli anni Novanta: episodi autoconclusivi o al massimo spezzati in due puntate, giusto un accenno di trama orizzontale (cioè quella che fa da filo conduttore globale).

Cinque autori in tutto: Stefano Mazzoni (coordinatore del progetto, che sospetto abbia fatto qualche pressione per ottenere gente nuova nel gruppo), Marco Redaelli, Riccardo Calandra, Federico Bortot e Sara Bardi. Quest’ultima mi pare di aver capire abbia dato forfait per la seconda stagione, ma non chiedetemi come mai, ché sono a mala pena entrata nel gruppo e non so niente.

Comunque: stili diversi, ma quello si nota a mala pena. Più che altro, idee diverse.

Ecco, nella prima stagione di Jack Hurt ci sono tantissime idee. Che non si può dire vadano davvero in conflitto le une con le altre, però forse sono un po’ in sovrabbondanza. Ma, come dicevano gli antichi, meglio abbondare.

I racconti erano stati inizialmente pubblicati su un blog (http://jackhurt.blogspot.com/) intervallati da editoriali, poi sono stati raccolti in un’antologia (trovate tutti i link possibili per scaricarla dalla homepage appena linkata).

Consigliato?

Beh, sono racconti carini, scritti bene, intervallati da editoriali simpatici, e sono gratis. Quindi, perché no?


 

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2 Comment

  1. Una fatica, scaricarlo – m’è toccato regalare un indirizzo di posta a futuri spammer…. Ti saprò dire se ne è valsa la pena. Piuttosto, non temono di essere ciati in giudizio dalla Bonelli editrice? O non esiste più?…

    1. Esiste ancora, esiste ancora… Ma “non è Dylan Dog solo per il nome” si è rivelata essere una battuta XD

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