Spleen, Trash & Trivia

Spleen, perché fa intellettuale. Trash, perché "ma intellettuale dove?". Trivia, perché alla fine è un'accozzaglia di roba a caso.
Libri, Recensioni e Racconti Recensioni

Thomas Covenant: fantasy classico, protagonista anomalo

Ho da poco finito l’ultimo volume di una trilogia iniziata e interrotta un po’ di tempo fa: Le Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo, di Stephen R. Donaldson.

Scritta tra il 1977 e il 1983, la saga ha tutte le caratteristiche del fantasy classico: lunghe descrizioni dei viaggi che l’eroe compie, ritmi un po’ lenti, guerra contro le forze del male e, più in generale, tantissimi elementi che ricordano Tolkien. Cose che possono piacere o meno. A me, personalmente, non piacciono, o per lo meno non fanno impazzire ormai da un po’ di anni.

Però questa trilogia l’ho voluta leggere tutta dall’inizio alla fine. Perché? Perché il protagonista è figo.

O meglio. È una persona orribile per la maggior parte del tempo. Però, come personaggio, è incredibilmente interessante e fuori dagli schemi del genere.

Di cosa stiamo parlando

Brevissimamente: Thomas Covenant è un tizio che vive nel nostro mondo ma, in seguito a un incidente, perde conoscenza e viene trasportato in un mondo fantasy (“la Landa“). La gente del luogo riconosce in lui la reincarnazione di un eroe del passato, nonché il depositario del potere in grado di sconfiggere le forze del Male che si stanno risvegliando.

Ve l’avevo detto: come base, quanto di più classico si possa trovare in un romanzo fantasy.

Ma perché Thomas Covenant l’Incredulo (Unbeliever nella versione originale)? Perché, appena arrivato nella Landa, Covenant ha la reazione che probabilmente avrebbe qualsiasi persona normale al suo posto: è convinto di essere in coma e star vivendo un sogno/allucinazione. E ci sono diversi motivi per cui nel corso della trama farà di tutto per rimanere saldo in questa sua convinzione.

copertina_libro
Ebbene sì. Io i libri non li tengo benissimo

Primo elemento interessante: la lebbra

Thomas Covenant ha un grosso problema: è malato di lebbra. Ora, non so voi, ma, per quanto un po’ di vergogni a dirlo, la miglior definizione di lebbra che avrei saputo dare prima di leggere questo libro era “una malattia che c’era nel Medioevo e ti faceva apparire molto brutto“. Invece, la lebbra esiste ancora. In particolare, di malati di lebbra si occupò per anni il padre di Stephen Donaldson, come medico missionario in India.

E questa cosa si vede. Ogni volta che Thomas Covenant ci parla della sua malattia, è evidente che dietro c’è un autore che sa di cosa sta parlando.

Veniamo a sapere tutto della lenta degenerazione dei nervi nelle zone periferiche del corpo. Del pericolo che, persa ogni sensibilità, anche la più piccola ferita degeneri in infezione senza che ce ne si accorga. Della vita da recluso che Covenant deve fare. Di come gli abitanti della cittadina vicino a cui vive si siano organizzati per fargli consegnare generi alimentari a domicilio, pur di evitare che lui si rechi in paese. Della moglie che se ne è andata portandosi con sé il figlioletto Roger.

Poco dopo il suo arrivo nella Landa, un fango magico sembra curare la malattia e fargli riacquistare la sensibilità tattile perduta. La consapevolezza che i nervi non possano rigenerarsi è il primo motivo per cui Covenant non vuole credere che la Landa sia reale: abbandonarsi all’illusione di essere guarito avrebbe effetti devastanti sulla sua psiche al momento del risveglio.

Secondo elemento interessante: la colpa

Non voglio scendere nei dettagli della trama, ma, la sera stessa della miracolosa guarigione, Covenant, in uno stato un po’ confusionale e convinto di star vivendo un’allucinazione, fa una cosa orribile. Questo avrà un sacco di ripercussioni, ma sarà anche un ulteriore motivo per cui il protagonista faticherà ad accettare l’idea che la Landa sia reale. Perché, se non è tutto un sogno, lui quella cosa l’ha fatta davvero.

Allo stesso tempo, in parziale contraddizione con se stesso, Covenant soffre per la consapevolezza delle sue azioni. Ciò che dà forza al personaggio è che non cercherà mai giustificazione o perdono, anzi.

A tutto ciò si aggiunge poi un secondo fardello: il senso di inadeguatezza nei confronti di un mondo che si aspetta di essere salvato da lui, attraverso un potere che non riesce a usare.

Terzo elemento interessante: una storia di redenzione

Il fantasy classico, in genere, è romanzo di formazione: l’eroe è ragazzo (o una ragazza) che viene da una piccola realtà, scopre il mondo, impara cose, diventa adulto/a. Qui è diverso. Qui abbiamo un uomo, giovane ma già con una vita alle spalle (lavoro, famiglia) che gli è stata portato via dalla malattia.

Thomas Covenant è un malato, uno sconfitto, un emarginato, un uomo che ha perso ogni fiducia nella vita e in se stesso. E per la maggior parte del tempo è così che rimane, pieno di ostilità e diffidenza verso tutto ciò che lo circonda, egoista nelle sue azioni, insofferente alle attenzioni che gli vengono riservate. La Landa diventa per lui una metafora, il male che la minaccia appare come un’allegoria della sua malattia, o meglio, della disperazione e della voglia di arrendersi che essa porta con sé.

Conclusione: un libro consigliato?

È di sicuro una lettura interessante. Ma, parliamoci chiaro, se non vi piace almeno un po’ il fantasy classico, dopo un po’ vi romperete le scatole e mollerete lì il libro. Io stessa confesso che alcuni passaggi li ho, non dico saltati, ma letti molto di sfuggita, oltre ad avere fatto lunghe pause tra i diversi volumi della trilogia.

Ne parlo come ‘un libro’, perché io ho la versione raccolta in un unico volume, ma per completezza di informazione i tre titoli sono:

  • La Conquista dello Scettro (Lord Foul’s Bane)
  • La Guerra dei Giganti (The Illearth War)
  • L’Assedio della Rocca (The Power that Preserves)

I primi due si possono considerare autoconclusivi, ma solo il terzo ha un finale davvero soddisfacente. Se decidete di leggere il primo, ma poi vi accorgete che state facendo fatica, sappiate che, secondo me:

  • il primo è il più ostico, nei successivi le cose si fanno via via più interessanti
  • guardare la trama del secondo su internet e poi saltare al terzo non rovina eccessivamente la lettura globale. Con questo non voglio dire che il secondo sia inutile, ma credo che la cosa più interessante sia vedere i due estremi dell’evoluzione del personaggio e della vicenda.

 

5 Comment

  1. “ma solo il terzo a un finale davvero soddisfacente”

    ehm….t’è partita un’acca…

    Ottima recensione, eh?!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: