Spleen, Trash & Trivia

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Parlando di narrativa

Realismo vs verosimiglianza: il concetto di coerenza narrativa

Tempo di lettura: 4 minuti

Il problema se l’era già posto a suo tempo Manzoni, parlando di vero storico vero poetico: cosa vuol dire vero quando parliamo di narrativa?

È ovvio che nessun romanzo sarà mai del tutto vero nel senso quotidiano del termine. In compenso, alcuni sono verosimili. Per quanto, anche sul significato di questo termine c’è da discutere.

Il vero poetico

Manzoni aveva le idee abbastanza chiare al riguardo: vero storico è ciò che è vero in senso stretto, cose che esistono, eventi che sono realmente avvenuti.

Il vero poetico è ciò che non è mai avvenuto, ma avrebbe potuto.

Per esempio: Cesare che varca il Rubicone è vero storico. La storia del legionario Fulvio che proprio in quei giorni diserta, fugge, si rifa una vita in un paesino ai piedi dell’Appennino, boh, non ne sappiamo niente ma potrebbe anche essere avvenuta, quindi è vero poetico.

Se però, a un certo punto, Fulvio entra in una locanda e mangia un piatto di spaghetti al pomodoro, millecinquecento anni prima della scoperta dell’America, ecco, questo è qualcosa che sappiamo non sarebbe mai potuto succedere. Quindi, niente vero poetico.

manzoni

Verosimiglianza e coerenza narrativa

Alla fine, quello che conta è che, all’interno di una data ambientazione, tutto sia coerente. Se sono nell’Antica Roma, niente pomodori e patate. Se sono nel Giappone medioevale, niente feste di Natale.

E, ovviamente, la coerenza va estesa anche ai personaggi. Se a pagina uno Fulvio ci dice di soffrire di vertigini, a pagina cinquanta non può attraversare un ponte sospeso come se nulla fosse. E se viene da una famiglia di contadini, non può mettersi a discorrere in greco con uno straniero conosciuto lungo la via.

“Beh, ovvio” direte voi. Gli autori che fanno errori di questo tipo devono essere veramente stupidi…

Nì. Ok, per far mangiare patatine fritte a un legionario magari sì, ma a volte le cose non sono così semplici. Magari, la storia ha bisogno che Fulvio venga da una famiglia di contadini, ma quello straniero ha delle informazioni davvero importanti e se Fulvio non le viene a sapere la trama non può andare avanti. Però lo straniero è appena arrivato in Italia e non ha ancora avuto modo di imparare il latino. Insomma, un casino. Creare una storia del tutto verosimile è più difficile di quello che sembra. E, ogni tanto, qualche autore può cedere alla tentazione di far finta di niente e sperare che nessuno si accorga dell’incoerenza.

A volte poi può capitare che l’autore stesso non si renda conto delle incoerenze, specie se scrive di cose che non si conosce al cento per cento.

Esempio (tratto da un errore che mi è capitato di fare scrivendo un racconto): è verosimile che un ragazzo perso nel deserto si metta a piangere? A qualcuno potrebbe venire da rispondere che sì, ha ottime ragioni per farlo. Peccato che, solitamente, un ragazzo perso nel deserto ha seri problemi di disidratazione, e quando è disidratato l’organismo non ce la fa a produrre lacrime. Ma se non hai mai rischiato di morire attraversando il deserto può darsi che non ti venga in mente.

E all’interno della narrativa fantastica?

Cambiamo genere. Basta romanzi storici, vogliamo un bel fantasy. Fulvio non è un legionario romano, Fulvio ha dei poteri magici. Ergo, può fare tutto quello che vuole, giusto?

Sbagliato. Anzi, introducendo la magia le cose si fanno ancora più complicate.

Per esempio: nel vostro mondo immaginario, un tot (abbastanza consistente) di persone si sveglia la mattina con il potere di trasformare i metalli in oro.

Loro sono più ricchi e felici, ma tutto il resto continua a funzionare come prima?

Certo che no.

Tanto per cominciare, non c’è bisogno di una laurea in economia per capire che sul medio-lungo termine questo porterà a un calo del prezzo dell’oro. La comunità dei trasformatori di metalli deve in qualche modo autoregolarsi per evitare che questo accada, stabilire delle quote massime di metallo che ognuno può trasformare, essere molto severa nell’assicurarsi che nessuno faccia il furbo.

O, in alternativa, nulla di tutto questo è successo, l’oro si è svalutato tantissimo, stravolgendo gli equilibri politico-economici mondiali e scatenando guerre…

Insomma, è complicato.

Finché siamo in un mondo uguale al nostro, con giusto uno o due elementi magici in aggiunta, le cose si gestiscono senza eccessivi problemi. Man mano che si aggiungono “cose magiche”, gente con poteri, creature fantastiche e quant’altro, tenere tutto insieme diventa sempre più difficile.

fantasy

In generale, gli elementi fantastici complicano ancora di più il gioco della coerenza interna. E la bravura di alcuni scrittori sta proprio nello sviluppare in modo logico e pulito tutte le implicazioni degli elementi magici che introducono (il primo nome che mi viene in mente è quello di Brandon Sanderson; oppure, in ambito fantascientifico, ho già parlato in questo articolo di Alfred Bester).

Verosimiglianza: un valore universale?

Su una cosa siamo tutti d’accordo: per scrivere una storia perfettamente verosimile, dove personaggi e ambientazione non presentino la minima incongruenza, bisogna essere bravi. E la coerenza interna è abbastanza universalmente considerata uno dei parametri per giudicare se un libro è ben scritto.

Però.

Il mondo è pieno di libri che hanno un sacco di successo ma trame improbabili (e, attenzione: non improbabili perché la gente vola o i vampiri sbrilluccicano, improbabili perché i personaggi cambiano personalità da pagina uno a pagina dieci, o perché la trama va avanti per forzature logiche e coincidenze sfacciate). È perché il mondo è pieno anche di gente scema?

Non necessariamente.

Se uno va a mangiare al McDonald, non vuol dire che reputi quel cibo salutare e di alta qualità. Vuol dire che ha voglia di quel genere di cibo. Allo stesso modo, si può avere voglia di leggere avventure improbabili, storie con dei buchi di trama che sono delle voragini, perché magari danno una scarica di adrenalina, permettono di sognare l’impossibile, fanno ridere nella loro assurdità, forniscono un genere di svago meno impegnativo.

avventura

[P.S: per quanto riguarda quest’ultima osservazione, tema trattato anche un paio di settimane fa nell’intervista impossibile con Madame Bovary
Qui invece si parlava di libri con qualità diverse dallo “scritto bene”, e i particolare di Salgari e suoi spin off apocrifi]

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