Spleen, Trash & Trivia

Spleen, perché fa intellettuale. Trash, perché "ma intellettuale dove?". Trivia, perché alla fine è un'accozzaglia di roba a caso.
I personaggi della letteratura commentano la contemporaneità Storie Meno Serie

I personaggi della lettura commentano la contemporaneità – Dorian Gray e i social media

Ho sempre pensato che, nel 90% dei casi, la cosa più interessante di un libro siano i personaggi. E, fin da quando ho memoria, sono stata una professionista nell’immaginare di intrattenere conversazioni con personaggi di libri che avevo amato. Da qui l’idea di questa rubrica. Protagonista della prima puntata, Dorian Gray, da “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

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 Buongiorno Dorian, grazie per aver accettato di venire a inaugurare questa rubrica. Non dovrebbe essercene bisogno, ma vuoi iniziare con il dire due parole per presentarti?

Piacere mio. Anch’io ritengo di essere sufficientemente famoso, ma non ho problemi a riassumervi la mia storia.

Nasco dalla penna di Oscar Wilde nel 1890, in epoca vittoriana, e nello stesso periodo sono ambientate le mie vicende. Inizio la mia storia come un orfano di buona famiglia, che ha ereditato notevoli ricchezze, un ragazzo di bell’aspetto ma tremendamente ingenuo. Il pittore Basil Hallward dipinge un ritratto di eccezionale qualità che mi raffigura e io, dopo una conversazione con Lord Henry Wotton, amico di Basil, esprimo il desiderio che sia il ritratto a invecchiare e perdere la sua bellezza al mio posto. Per motivi sconosciuti, tale desiderio si avvera. Da lì in poi, è il ritratto a portare i segni degli anni che passano e delle azioni che sporcano la mia coscienza.

In che rapporti siete voi personaggi con il vostro autore?

Oscar stesso dichiarò “Basil è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che vorrei essere”. 

Credo ci sia del vero in questo. Lord Henry si avvicina certamente all’idea che il mondo ha sempre avuto di Oscar, un uomo famoso per i suoi aforismi arguti e il suo atteggiamento anticonformista. Lord Henry però è sempre stato troppo attento e prudente per fare la fine vergognosa che fece Oscar. Credo che in lui ci fosse in verità anche tutto il sentimentalismo di Basil. Quanto a ciò che viene riferito a me, beh, non posso che sentirmi lusingato.

Dorian Gray 1945
Hurd Hatfield interpreta Dorian ne “Il ritratto di Dorian Gray” (1945)

Veniamo ora al punto centrale di questa conversazione. Ti è stato dato modo di sperimentare un po’ della vita al mondo d’oggi, e in particolare di conoscere il mondo di internet e dei social media. Qual è la stata la tua prima impressione?

Senz’altro, straniamento. I progressi compiuti dalla tecnologia sono qualcosa di incredibile.

Ma siamo davanti a un mondo migliore o peggiore del tuo?

Non credo di essere la persona adatta a dare giudizi morali. Senza dubbio, un mondo che venera sempre di più la mediocrità.

Fa un certo effetto vedere come oggi arte e cultura siano alla portata pressoché di tutti, eppure la maggior parte della gente vi è indifferente. Ma non credo ci sia molto da sorprendersi, se pensiamo a quante persone ridicole e insignificante c’erano nelle élite di un tempo.

Cosa pensi dei social media? Facebook, Instragram,…

Strumenti terribilmente efficienti per chi vuole mettersi in mostra e rendersi ridicolo.

Se fossi vissuto ai giorni nostri, quanto li avresti usati?

Molto poco. Non sono mai stato il tipo da voler mostrare al mondo i fatti miei.

social_media

E per osservare i fatti degli altri?

Sono poche le persone davvero interessanti da osservare. E poi, mi sembra che in questo nuovo mondo tutto sia un surrogato della vita vera. Abbiamo cinque sensi, ma quanti vengono messi in gioco dalle esperienze che internet può proporre? Solo la vista e, in maniera minore, l’udito.

Eppure, guardare la foto di un luogo esotico non è certo la stessa cosa che immergersi nelle sue atmosfere. Vedere un piatto prelibato non è la stessa cosa che gustarlo, osservare un corpo seminudo non equivale a toccarlo. Sembra che la gente cerchi piacere più solo attraverso la vista, limitandosi a esperienze incomplete.

Beh, però la gente ha anche una vita al di fuori di internet. E disegni e dipinti che raffigurano persone o luoghi sono sempre esistiti.

Certo, ma mi sembra che l’immagine visiva stia acquisendo un ruolo spropositato nella rappresentazione della realtà. Inoltre, se la foto è l’evoluzione della pittura, dove è finita la scultura, opera sì visiva, ma con una sua componente di fisicità? Esistono sculture nelle piazze e nei musei, ma mi pare che la tendenza generale sia il passaggio a oggetti e forme d’arte sempre più immateriali. Gli stessi libri non sono più oggetti, ma informazioni intangibili memorizzate secondo astrusi meccanismi.

Ritieni che questo sia un fatto negativo?

Senza dubbio. Perché anche leggere senza sentire la carta tra le dita significa perdere parte dell’esperienza in nome di una mediocre praticità.

cover collins classic

I social spesso permettono alla gente di mostrare un’immagine di sé diversa dalla realtà. Vedi parallelismi con il tuo ritratto?

Assolutamente no. Perché il mio ritratto mi permette di fingere nella vita reale, i social in una vita falsa. E, come dicevo prima, questa vita falsa offre solo una gamma ristretta di esperienze, anche se molta gente sembra convinta del contrario.

Altra domanda d’obbligo: cosa ne pensi invece della chirurgia estetica?

Al giorno d’oggi, mi pare produca spesso risultati grotteschi, una falsificazione evidente a un occhio un minimo attento. Se in futuro restituirà alle persone un’immagine di vera giovinezza, non mi è dato saperlo.

Domanda generale: se vivessi al giorno d’oggi, come  sarebbe la tua storia? Cosa faresti di diverso e cosa di uguale?

Beh, prima di tutto, questa domanda non sarebbe da fare a me, ma a Oscar. Credo però che, nella sostanza, non cambierebbe molto. In fondo, la mia storia parla di desiderio di non invecchiare, di non mostrare i segni di una coscienza sporca o di una vita di vizi. Ho l’impressione che questi temi non siano affatto passati di moda.

In effetti, la tua storia parla del contrasto tra ciò che si appare e ciò che si è, tema quanto mai attuale. L’apparenza è diventata oggi ancora più importante?

L’apparenza è sempre stata della massima importanza, come io per primo dimostro. Oggi avete forse strumenti più elaborati per manipolarla, ed è più facile creare distacco tra ciò che si è e ciò che si appare. Ma che l’essere umano giudichi una persona in primo luogo dall’apparenza, questa non è una novità.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato. Vuoi aggiungere qualche parola conclusiva per salutarci?

Un pensiero che esprimo all’inizio del capitolo ottavo: “viviamo in un’epoca nella quale le cose non necessarie costituiscono le nostre sole necessità”. Non mi pare sia cambiato molto.

 

1 Comment

  1. E bravo Dorian – lui sì che ha capito che il mondo al 90% funziona ad apparenza…

    Beh, non male questa rubrica – “keep it up”, come si dice(va) tra giovani all’epoca di quel tipo
    😀

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